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Tre giorni pieni in Armenia: monasteri nella roccia, vino antico e una Yerevan che sorprende

Tre giorni pieni in Armenia possono sembrare pochi. In realtà, con una buona organizzazione bastano per farsi travolgere da un Paese intenso, antico, spirituale e molto più sorprendente di quanto si possa immaginare.

 

A novembre, con due amiche, ci siamo regalate tre giorni in Armenia. Avendo poco tempo, abbiamo deciso di prendere una guida privata. Ho chiesto ad un amico appassionato di storia armena e mi ha dato il contatto di Araksya: una professoressa bravissima, colta, che ama il suo Paese e parla un italiano perfetto. Con un van e autista privato, ci ha portato per 3 giorni alla scoperta di questo bellissimo Paese.

Siamo partite da Roma il giovedì sera e siamo rientrate la domenica a mezzanotte (con un economicissimo volo a/r Wizzair pagato 60 euro).

Il nostro viaggio è stato concentrato ma ricchissimo: monasteri medievali, templi pagani, laghi d’alta quota, gole scenografiche, cantine, siti UNESCO, memoria storica e una capitale, Yerevan, viva e curata, piena di locali, negozi e angoli in cui passeggiare senza fretta.

L’Armenia ci ha colpito per tre motivi: la forza dei suoi paesaggi, la profondità della sua storia cristiana e la qualità sorprendente della cucina e del vino. Il tutto in un itinerario serrato, ma mai dispersivo.

Giorno 1 in Armenia: Geghard, Garni, lago Sevan, Dilijan e Haghartsin

Il primo giorno è iniziato con la partenza verso la regione di Kotayk, una delle zone più interessanti per chi vuole entrare subito nel cuore storico e spirituale dell’Armenia.

La prima tappa è stata il Monastero di Geghard, uno dei luoghi più suggestivi del viaggio. Il complesso è parzialmente scavato nella roccia e inserito in un paesaggio spettacolare, circondato dalle pareti della gola dell’Azat. Non è solo un sito religioso: è un luogo che trasmette immediatamente il senso profondo della storia armena. Geghard è Patrimonio mondiale UNESCO insieme all’Alta Valle dell’Azat.

Secondo la tradizione, qui sarebbe stata custodita la punta della lancia che trafisse il costato di Gesù, portata in Armenia dall’apostolo Taddeo. Al di là dell’aspetto religioso, l’atmosfera del monastero è potentissima: pietra, silenzio, candele, cappelle scavate nella montagna e una luce che cambia di continuo.

Da Geghard ci siamo spostati al Tempio di Garni, completamente diverso per stile e atmosfera. È un tempio pagano del I secolo, l’unico sopravvissuto dopo la cristianizzazione dell’Armenia, avvenuta nel 301 d.C. Il sito conserva anche i resti delle mura della residenza estiva delle famiglie reali armene e le antiche terme, con un mosaico autentico.

La bellezza di questa prima parte della giornata sta proprio nel contrasto: da un monastero cristiano scavato nella roccia a un tempio pagano che sembra quasi trasportare il visitatore in un’altra area del Mediterraneo.

Nel pomeriggio siamo partiti verso la regione di Gegharkunik, in direzione del lago Sevan, il più grande dell’area transcaucasica, situato a circa 2.000 metri sul livello del mare. Sevan merita la deviazione: l’aria cambia, il paesaggio si apre, il lago appare come una distesa blu incastonata tra montagne e cielo.

Qui abbiamo visitato il monastero di Sevanavank, risalente tra il IV e il IX secolo, in posizione panoramica sul lago. È una tappa non lunghissima, ma molto scenografica, perfetta per fotografie e per comprendere quanto il paesaggio naturale in Armenia sia spesso parte integrante dell’esperienza spirituale.

La giornata è proseguita verso la regione di Tavush, con una sosta a Dilijan, spesso chiamata la “piccola Svizzera armena” per il suo contesto verde e montano. Da lì abbiamo raggiunto il monastero di Haghartsin, complesso monastico del X-XIII secolo, immerso in una zona boscosa e tranquilla. Dopo le pietre chiare di Garni e l’azzurro del Sevan, Haghartsin regala un’altra Armenia: più raccolta, verde, silenziosa.

È stata una giornata pienissima, ma perfetta per avere subito un’idea della varietà del Paese.

Giorno 2 in Armenia: Khor Virap, Noravank, la Grotta degli Uccelli e il vino armeno

Siamo partiti verso la regione di Ararat per visitare il monastero di Khor Virap, ai piedi del monte Ararat, il monte biblico che domina l’immaginario armeno anche se oggi si trova oltre il confine turco. Khor Virap è uno dei luoghi più iconici del Paese: il monastero, la pianura, i vigneti e sullo sfondo l’Ararat creano una delle immagini più potenti dell’Armenia.

Il sito è legato alla figura di San Gregorio l’Illuminatore e alla cristianizzazione del Paese. È stato visitato anche da Papa Giovanni Paolo II e da Papa Francesco, elemento che ne conferma il valore simbolico per la storia cristiana armena. Da lì abbiamo proseguito verso la regione di Vayots Dzor, famosa per le sue antiche tradizioni vinicole. Abbiamo visitato la Grotta degli Uccelli, un sito archeologico diventato celebre per ritrovamenti eccezionali, tra cui una scarpa in pelle antichissima e una delle più antiche testimonianze di produzione vinicola conosciute. La tappa centrale della giornata è stata poi il monastero di Noravank, incastonato in una gola spettacolare, tra montagne rosse e pareti rocciose che cambiano colore con la luce. È uno dei capolavori dell’architettura medievale armena e, probabilmente, uno dei luoghi più fotogenici dell’intero itinerario. Noravank ha qualcosa di teatrale: la strada per arrivarci, la gola, la posizione isolata, la pietra che sembra fondersi con la montagna. È uno di quei posti in cui conviene fermarsi qualche minuto in più, anche solo per guardarsi intorno.

Non poteva mancare, a questo punto, una degustazione in una cantina locale. Il vino armeno è stata una delle grandi sorprese del viaggio: intenso, identitario, con vitigni locali e una tradizione che non viene raccontata come semplice attrazione turistica, ma come parte profonda della cultura del Paese.

Dopo il rientro a Yerevan, abbiamo approfittato del tempo libero per una passeggiata in autonomia. La città ci ha stupito: è viva, ben tenuta, piena di locali, negozi, ristoranti e caffè. Abbiamo raggiunto la zona della Cascade, una delle aree più piacevoli per camminare, osservare la città e respirare l’atmosfera contemporanea della capitale.

Giorno 3 in Armenia: Zvartnots, Echmiadzin, Saghmosavank e il Museo del Genocidio

Il terzo giorno è stato dedicato alla regione di Armavir e ad alcuni dei luoghi religiosi più importanti dell’Armenia.

La prima tappa è stata Zvartnots, sito del VII secolo protetto dall’UNESCO. Oggi restano rovine, colonne e frammenti monumentali, ma si può comunque immaginare la grandiosità dell’architettura armena antica.

Abbiamo poi visitato la chiesa di Santa Hripsime, anch’essa del VII secolo, prima di arrivare a Echmiadzin, spesso definita il “Vaticano armeno”. È la Santa Sede del Supremo Catholicos di tutti gli armeni e rappresenta uno dei centri spirituali più importanti del Paese. Essendo domenica, abbiamo avuto la possibilità di assistere alla sontuosa messa armena, con i canti sacri medievali. È stata un’esperienza molto intensa, anche per chi non conosce la liturgia: il canto, l’incenso, i paramenti, il ritmo della celebrazione e la partecipazione dei fedeli rendono la visita molto più di una semplice tappa turistica.

Nel corso della giornata ci siamo spostati poi verso la regione di Aragatsotn per visitare il complesso monastico di Saghmosavank, in posizione panoramica e spettacolare. Anche qui l’Armenia conferma una sua caratteristica costante: i monasteri non sono mai separati dal paesaggio. Sono costruiti dentro il paesaggio, dialogano con gole, altipiani, montagne e cieli immensi.

Prima del rientro definitivo a Yerevan abbiamo inserito anche il Museo del Genocidio armeno, una visita necessaria – ed emotivamente forte – per comprendere la storia del Paese e la memoria collettiva del popolo armeno.

Yerevan è stata una piacevole scoperta. Spesso, quando si organizza un viaggio in Armenia, si pensa soprattutto ai monasteri, ai paesaggi e ai siti storici. La capitale, invece, merita attenzione.

È una città viva, piena di locali, ristoranti, negozi, piazze e spazi pedonali. Ci è sembrata curata, piacevole da girare e con un’atmosfera rilassata. La zona della Cascade è perfetta per una passeggiata, soprattutto nel tardo pomeriggio o in serata, quando la città si anima. Dopo giornate molto dense di visite, rientrare a Yerevan e trovare una città accogliente, con una buona scelta di locali e ristoranti, è stato un valore aggiunto.

La cucina dell’Armenia: lavash, sapori decisi e vino sorprendente

Una menzione speciale va al cibo armeno, davvero buonissimo.

Il lavash, il pane tradizionale sottile e morbido, accompagna praticamente ogni pasto ed è una delle cose che restano più impresse. Lo abbiamo assaggiato per la prima volta in un chiosco a bordo strada, dove due signore ci hanno spiegato tutto il procedimento di impasto e cottura. In generale la cucina armena è molto saporita, con carne, verdure, erbe aromatiche, zuppe e piatti tradizionali che meritano di essere assaggiati.

E poi il vino: una sorpresa notevole. La visita nella regione di Vayots Dzor e la degustazione in cantina ci hanno fatto scoprire un mondo che conoscevamo poco. Il vino armeno ha una storia antichissima ed è davvero buono.

Considerazioni finali: tre giorni in Armenia bastano?

Tre giorni pieni in Armenia non bastano per vedere tutto, ma bastano per innamorarsi del Paese.

Il nostro itinerario è stato intenso e richiede spostamenti quotidiani, quindi è consigliabile affidarsi a una guida e a un autista, soprattutto se si ha poco tempo. Nel nostro caso entrambi hanno fatto la differenza: guida fantastica, preparata e capace di dare senso ai luoghi; autista disponibilissimo, fondamentale per gestire bene tappe e tempi.

L’Armenia è un viaggio che unisce cultura, fede, archeologia, paesaggi, cucina e memoria. Non è una destinazione da vivere superficialmente: ogni luogo ha una stratificazione storica profonda, ogni monastero racconta un pezzo di identità, ogni paesaggio sembra avere un valore simbolico.

In tre giorni abbiamo visto moltissimo, ma soprattutto abbiamo avuto la sensazione di scoprire un Paese autentico, accogliente e sorprendente.

L’Armenia è una destinazione perfetta per chi ama i viaggi culturali, i paesaggi potenti, la storia antica, il buon cibo e il vino.

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